Farsi impringiare: il nuovo trend per la moda 2019. Minko, esperto di moda, ci anticipa su tasinanta.

Stare dietro alla moda esti unu bellu ditu in culu, lo sanno bene le pivelle che tendono a fare tutto secondo le tendenze che sono tendenzialmente di tendenza.

Ma cosa impone la moda per il 2019?
Lo abbiamo chiesto a Minko, influencer conosciutissimo in Viale Sant’Avendrace, esperto di style e fescion.

«No vabbbe’ quest’anno è troppo “in” farsi impringiare, cioè ma l’avete vista quanto era cool la Ferragni con il pancino?
No vabbbe’ adoro. Uno style e una classe che ci caga la merda in testa a tutti».

«Ma poi cioè non per dire ma è una moda molto money-friendly visto che per seguirla basta farsi panare per bene come una cotoletta», prosegue Minko, visibilmente e inopinabilmente eccitato.
«Cioè boh non devi spendere niente devi solo farti nerchiare a tutta birra e dopo 9 mesi SBAM, sei la più trendy tra le tue amiche bagasse. Cioè ne vogliamo parlare dei likes che ti becchi? A calcinculo proprio. Pics del pancione, sfondo con tramonto a Su Siccu e frase strappalagrime appoddata a sputo, e craveisinci in su gunnu haters, siete troppo out».

Ma non tutti sono d’accordo, come per esempio Zilvia, di 24 anni ma già mamma di un adorabile coglioncello di 7 anni che di faccia sembra un adesivo di snapchat.

«Arribau s’espertu. La ghe mi sono fatta impringiare a 17 anni de gussu galloni de Marcolino, che abita alle popolari di Santa Teresa a Pirri e m’ari frigau dicendo che d’era sterile. Bruttu fillebagassa poi sind’è fuiu ma c’ho mio cugino che lo sta ancora cercando per dargli un sussa.
A che lo sciodda.
E comunque tagazzu moda, farsi impringiare dev’essere una decisione presa seriamente.
Seriamente o senò come ho fatto io, che a 17 anni presempio non sapevo coniugare i verbi al futuro, figurarì se potevo capire i rischi di una passar’e minca».

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Si credeva su meri dessa ruga, autista CTM viene curato da un team di psichiatri coi controcazzi.

Balordissima la storia di Minchelino Scanu, autista CTM affetto dalla sindrome dessu meri dessa ruga, che affligge il 157% degli autisti cagliaritani e oltre.

Come tutti gli autisti CTM egli era super mega convintissimo di essere il padrone della strada, a causa delle spropositate dimensioni del veicolo che guidava, tecnologicamente definito “pullman”.

«Eh ma non è diaicci», sostiene il dottor Laureo Pischedda – capo dell’equipe medica composta nientemeno che da 17 luminari – che ha analizzato la psiche del soggetto in questione.

«Andava curato e anche velocemente», afferma alzando il tono di  voce per enfatizzare le sue ragioni.
«Più volte l’hanno sgamato guidando e urlando agli automobilisti cose tipo
“I’M THE KING OF THE WORLD MOTHERFUCKERS” e apostrofando le vecchiette al volante con oscenità che non vogliamo riportare per una questione di diplomazia ma che riporteremo perché in realtà della diplomazia ce ne sbattiamo le palle, ovvero:
BRUTTA CRABA A CUNNU SICCAU SE NON TI BOGHI DALLA MIA CORSIA TI ZACCU CUSTA COLLARA CHE FACCIO VENIRE L’ARTRITE ALLA TUA ARTRITE”.

Finzasaccandu non è arrivato ad aerografare la fiancata del pullman col disegno di un giaguaro infuocato e la scritta a caratteri cubitali
BITE THE DUST ARROGUSUDEMMERDA”.

Così è stato predisposto un ricovero coatto.
«Non è stato semplice. Si dimenava, tirava calci», racconta uno degli infermieri che cercava di immobilizzarlo.
«Continuava a ripetere che ci avrebbe asfaltato, che ci stavamo mettendo in un brutto guaio, che si sarebbe coddato le nostre mamme. Ma alla fine ce l’abbiamo fatta. Una bella dose di propofol in su zugu e via, lanciato in una cella d’isolamento dove è stato psicanalizzato per 5 mesi».

Ora è guarito e quando si immette nelle corsie uscendo dalle fermate non solo mette la freccia, ma evita pure di dare dei microdotati agli altri automobilisti.

Apre H&M, i commessi fanno un balletto e passano le selezioni di Amici. Grande festa a Sestu.

Chi l’avrebbe mai detto che apriva H&M a Cagliari? E chi l’avrebbe mai detto che l’apertura di un negozio di roba a straccubarattu potesse tramutarsi in un evento di proporzioni galattiche?

Non state sognando, oggi ha aperto il celeberrimo negozio H&M – acronimo di due parole che non abbiamo voglia di cercare su google – alla Corte Del Sole, mastrodontico centro commerciale situato alla Corte Del Sole.

Giubilo ed esaltazione a mille per l’apertura di questa catena di roba di vestire, anche se qualcuno ovviamente sta già polemizzando.
Le solite cagarure di cazzo: a che farà fallire tutti i piccoli commercianti, sarti, maniscalchi etc.
Inzomma i soliti invidiosi rosiconi figli di troia.

Ma la cosa più fichissima è che oltre ad aver fatto il conto a su contrariu, a tipo capodansia,
i commessi hanno cravato una coreografia che Roberto Bolle ba’ ficchirinci in su cunnu.

Tant’è che sono stati notati da Braianegherrison, il coreografo quello di Amici di Maria De Filippi, che ha subito contattato l’ufficio risorse umane del negozio per comunicare che avevano passato le selezioni e di prepararsi che alla prima puntata sono in sfida con i dipendenti di Mondo Convenienza.

Ed è così che si sono tutti massivamente licenziati, per inseguire il loro sogno di dare emozioni danzando, commuovendo l’Italia e diventando il simbolo dell’orgoglio dell’onore del coraggio dell’audacia della Sardegna, più della birra Ichnusa, po ri nai.

Nella foto Braianegherrison prexiau perdyou e un’immagine dell’apertura del negozio.

Arriva MAURI IMPROPONIBLE, il nuovo writer cagliaritano. L’intervista esclusiva.

C’è un nuovo artista in città, e il suo nome d’arte artistico artefatto è MAURI IMPROPONIBLE, writer mascherato specializzato in cagate, ma che trattandosi di arte bisogna rispettarla perché se un artista disegna un cagallone tu non sei nessuno per giudicare visto che non sai il significato recondito che lui vuole trasmettere ermeticamente a livello concettuale ma pragmatico, che non vuol dire una benemerita minca ma stiamo parlando di arte quindi ci sta.

Lo abbiamo intervistato per voi, in esclusiva.

Qual è il tuo vero nome?
Mai che te lo dico, gi gagasa. Sono un artista e la mia identità artistica esula dalla mia entità corporea registrata all’anagrafe. E poi è meglio così perché se sanno chi sono mi denunciano e poi la vedi la giusta in un brodo di giuggiole, arrogusu demmerda.

Quando hai capito di essere un writer?
Un giorno mi sono spruzzato la panna montata sul pene per farmela leccare dal mio cane, e mi sono reso conto che avevo disegnato un vaneggio a forma di vaneggio, e lì ho capito di essere un artista. Asco’ ma ho detto cane? Volevo dire la mia fidanzata, una modella.
Una delle tante.

Come definiresti la tua arte?
A me piace di chiamarla “CAGARTE”, in onore alla merda, che a parer mio è sottovalutata.

Qual è il tuo punto di riferimento?
Beh innanzitutto Banschi, Barchy, Barbie o cummenti cazzu si izzerriara. Comunque cussu macchillottu che fa disegnini bellini. Poi a livello di audacia mi piace molto anche quel tizio di Cagliari che zacca installazioni artistiche al bastione di Santa Croce. Lui si che c’ha le palle.

La tua prossima opera quale sarà?
Ho intenzione di realizzare un’opera provocatoria che lascerà sbigottiti tutti:
Un murales con disegnato un muro con un murales di me che faccio un murales, e nello sfondo metto la via lattea e i Power Rangers, per omaggiare mio zio. Togo?

Nell’immagine una carrellata di alcune delle splendide opere del geniale stronzo.

Sestu: picchiato solo perché usa il borsello. Intervengono i carabinieri e lo picchiano anche loro.

Un brutto caso di violenza fisica e violenza stilistica, stavolta a Sestu, comune dell’hinterland cagliaritano noto a tutti per esempio perché c’è  La Corte Del Sole, centro commerciale noto a tutti per esempio perché c’è Sestu.

Vittima dell’aggressione Paoletto, 34 anni abbondanti, dipendente presso un’azienda che non vede l’ora di trovare un cavillo burocratico per bogarlo a calci nel culo.
Ma cosa è accaduto precisamente?
Cosa avrebbe fatto Paoletto per meritarsi una sussa da tipo 27 persone?

Semplice: usava il borsello a tracolla.
Esatto, avete capito bene, cussu cazz’e marsupio da soggetti che appena lo vedi ti viene voglia de zaccai una surra a chi con arroganza lo porta.
E infatti è stata questa la reazione di una gang di gente, che come lo hanno visto gli hanno messo le mani addosso.

«Ma poitta, cosa dovevo fare secondo voi ah?», chiede con fare retorico uno dei 27 aggressori.
«Questi borselli sono un pugno in un occhio.
E secondo te? Cioè tu mi dai un pugno in un occhio e io non devo reagire?», e infatti così hanno fatto tutti.
Lo hanno malmenato, ovvero menato male, malissimo.

Ma la cosa più sconcertante è che qualche buonista ha cantato tutto ai carabinieri, che allertati si sono fiondati sul posto per intervenire e sedare la sussa.
Peccato che al loro arrivo hanno capito cosa aveva scatenato il pestaggio e si sono uniti agli aggressori, chiamando poi anche altre pattuglie, e invitando anche polizia, ausiliari di sosta, agenti della Tigre, e tutto il vicinato, per un totale di 76 persone che lo hanno picchiato, senza sparare bolle.

Aspettiamo ora che qualche buonista se ne esca che un borsello demmerda non è un motivo valido per giustificare una passar’e corpusu.
Certo certo, continuate a votare il PD.

Accerchiato dai bulli alza il colletto della polo e si fa rispettare. Tony di San Michele ci racconta la sua storia.

Ecco una di quelle cose che ti fanno riflettere su quanto ci sia da riflettere su certe cose, quelle.
Tony Squartarareconca Boi – un 36enne di San Michele preso in giro da tutti per via della testa enorme cresciuta a dismisura a furia di pensare ai problemi causati dalla giunta Zedda – ha trovato il coraggio di opporsi alle angherie di un gruppo di bulli che lo aveva preso di mira per motivi validi a dire il vero, visto che Tony è un mezzo soggetto.

Ma questo non conta perché uno dev’essere libero di essere soggetto che non è che di deppisi segai is callonisi un giorno si e un giorno pure, non è diaicci.

«La mia vita era diventata un inferno, ognia di’ cagandomi il cazzo questi bulletti di periferia», racconta Squartarareconca ai nostri microfoni, anche se noi microfoni non ce ne abbiamo.
«Mi rubavano fisso i soldini della merenda fin da quando ero bambino piccolo, e poi hanno continuato a rubarmi cose, ma la cosa più grave di questa cosa e che tra queste cose che mi rubavano ormai mi rubavano quella cosa chiamata dignità, non era più cosa».

Così un bel giorno, tipo avant’ieri, è stato accerchiato per l’ennesima volta dai suoi aguzzini, ma stavolta i fatti sono andati diversamente.

«Ho preso coraggio e ho alzato il colletto della polo, che da sempre è sintomo di rispetto e straordinario stile, e li ho fatti fuggire a gambe levate, a tutta birra, tutti e 19, perché erano 19 i bulli, non avete capito. Sapevo  di questa cosa che col colletto della polo alzato potevi dominare il mondo, ma non penzavo fosse per davvero. Quando mi sono reso conto delle potenzialità del gesto ne ho approfittato subito per cuccare. Sono andato dalle bagasse in viale Elmas e quando ho alzato il colletto mi hanno fatto coddare gratuitamente. Poi sono passato a 368 chilometri orari nell’asse mediano col colletto alzato e l’autovelox è esploso, insomma, la mia vita è cambiata da così a così e ora sono felice».

Che servi da lezione quindi a tutti quelli che pensino che alzare il colletto della polo sia sintomo di grezzumine e scimprorio.
Beccatevi questa invidiosi.

Nella foto un’immagine di Tony con la testa rimpicciolita a colpi di fotoshop per rispetto, che se no non ci stava da quanto è gigante.
Pitticca sa conca.

Ospita in casa quattro bestioni congolesi. La toccante storia di Fiamma, cagliaritana dal cuore d’oro.

A che non ce n’è più gente che ha un cuore e scrive amen sotto le foto della Madonna. E invece Fiamma, 33enne cagliaritana appassionata d’integrazione e altro, ci zacca una lezione di umanità che Madre Teresa di Calcutta spostarì veloce.

«Mi sono appassionata di Africa e africani grazie a un documentario del programma Quark», ci racconta la giovane. «C’era Piero Angela accant’e si morry ma sempre pieno di info scoppiate che spiegava storie sulle differenze fisiche tra bianchi e bestioni, e boh ne sono rimasta affascinata».

«Poi un bel giorno l’ho finita a bisticciare con un militante nazifascista nostalgico di Mussolini e dei casotti del Poetto, e fiara abbettiendi che è facile a dire le cose, ma chi femmu scetti bla bla bla. Tottu s’ora narendi che se mi piacciono così tanto i bestioni me li devo ospitare a casa. Shfidandomi. E così ho preso la palla al balzo, e non solo».

Dunque la nostra Fiamma ha fatto tipo un casting tra i bestioni più bisognosi e alla fine ha ospitato una congrega di congolesi giganteschi e pieni di gana di integrarsi.
«Questo per dimostrare a chi c’ha pregiudizi che non è vero che i nostri fratelli africani sono qui per coddarsi le nostre donne, le nostre mamme, le nostre cugine acquisite, le nostre passanti. Cioè per lo meno non tutte. Ora vi lascio che i miei amici mi devono tramandare una loro tradizione che si chiama Gang Bang e mi dicono che è solo bella. Non vedo l’ora».

Che serva da lezione alla gente che ha bisogno di una lezione.
Nell’immagine una bellissima foto di gruppo di Fiamma e i suoi nuovi amici.