La Grande Jatte, eleganza ma anche rogli: discussione tra damerini finisce in sussa.

Come al solito non fa ad organizzare cose belline a Cagliari che subito qualche duno si deve sgrezzare. Non sono serviti annulla gli abiti eleganti e la trasse altolocate sfoggiati da alcuni partecipanti a La Grande Jatte, quella storia dove la gente si veste come in epoca vittoriana ai giardinetti pubblici vittoriosi.

Infatti due tizi vestiti da damerini l’hanno finita a bisticciarsi per una questione di parcheggio, tutto che vi vestite da Lord Byron della minca, gentebbottulu siete.

«Ordunque mi accingo lesto a esplicare gli eventi», ci spiega Sir Albertino Pulighedda ostentando un linguaggio erudito coerentemente alla manifestazione de su tasinanta. «Giungevo col mio calesse alle ore quattro e quindici pomeridiane, e non mi pareva vero reperire un posteggio libero, visto e considerato che il mio amico il Conte Pierpaolo Sega mi fece pervenire poco prima un messaggio tramite pillone viaggiatore con scritto “MINCA ZERO PARCHEGGIO LASSA PERDI CHE INNOI NON C’È LOGU MANCU PO’ FRASTIMAI”. Poi d’un tratto scorgo un villano introdursi a malamanera nel posteggio che ho testé menzionato, così ho perso la calma e  il mio bon ton è andato a farsi coddare».

Ma la versione del suo antagonista non combacia.
«Sono io che ho visto il parcheggio per primo», sostiene infatti Lord SimonLuca Cardanca Quinto, anch’egli esprimendosi a tipo principino de su cunnnu de sa furca. «Avevo lasciato la mia magione che d’ero di buon umore e tutto volevo meno che aizzare un tafferuglio con altri gentiluomini, ma chi mi cagasa su cazzu e mi deppisi fai aparrai  arresciu il tè con i biscotti delle 16:00, ebbene non mi tiro indietro, prepotente d’un mascalzone fillebagassa».

E quindi niente l’hanno finita a zaccarsi schiaffetti con i guanti per sfidarsi, poi sono volate parole pesanti tipo “SCREANZATO MI CODDO ALLA TUA MADRE”, oppure “APPRESTATI A CIUCCIARMI LA BANANA”, poi va be’ un duello con le spade durato 4 ore, una passata di pugni e calci nelle gengive e/o nel culo, finzasaccandu uno ha estratto una rivoltella dalla bisaccia e lì sono dovuti intervenire i gendarmi.

Resta solo un quesito: ancora per molto dobbiamo scrivere articoli dove raccontiamo la stessa scena che sfocia in rissa ma con personaggi sempre diversi?
Sempre la solita tiritera.
Cioè boh basta.

Annunci

Cagliari città dell’amore: il romantico gesto di Ignazio scalda i cuori di tutti.

Alla faccia della creasy, alla faccia de is carognasa, alla faccia delle faccemmerda, in questa città martoriata dalle piste ciclabili c’è ancora chi crede nell’amore e nelle belle sensazioni sentimentali.

Ce lo dimostra Ignazio, che in preda a un raptus di romanticismo spudorato ha deciso di dedicare una dedica toccante alla sua pivella Marisa, che a sua volta è fidanzata con Ignazio, fidanzato con lei.

«Boh itta cazzu ri deppu nai, sono un gentiluomo, un inguaribile romanticone, un malandrino ed un violento, uno come tanti», ci racconta aprendo il suo cuore come una cozza, come un Romeo moderno, come un Casanova, come un Ridge ma senza is corrusu, si suppone. «La verità? Cioè io a Marisa l’ha amo. Volevo emanare il mio sentimento in modo plateale, e così c’ho cravato la scritta a bomboletta al bastione, come si faceva ai tempi di mio bis nonno, che ora è morto».

Un gesto così toccante che persino la giusta ha apprezzato, al punto che invece di zaccargli una sanzione di 4 mila e 500 euro gliel’ha zaccata di 3 mila e 800, così da fargli risparmiare un po’ di money per il seminterrato a Selargius che i due piccioncini sognano di occupare abusivamente.

«È bellissimo che c’è ancora gente che crede nell’amore», esprime con malcelata commozione Marisa, la bagassetta che Ignazio sogna di sposarsi. «L’ultima volta che mi hanno stupefatto con una roba così romantica è stato quando il mio ex mi ha ruttato “MINCA TI AMO”. Peccato che poi mi ha mollato quando si è preso la Mini che siccome c’aveva la Mini secondo lui era convinto di poter dominare il mondo e avere di meglio. Beccati questa conchecazzu».

Auguriamo quindi tutto il bene del mondo a questa arrogalla di gente, e attendiamo con ansia che Ignazio venda abbastanza porri da comprare un anello di sposalizio a Marisa.

Zedda e l’ordinanza che vieta le t-shirt Levi’s: “Basta, avete cagato la minca”.

«Custa cosa di mettervi la magliettina con la scritta Levi’s vi sta sfuggendo di mano».
Con queste parole esordisce il primo cittadino durante una conferenza stampa indetta in quattrequattrotto stamattina presso la Sala Conferenze Necessarie dell’ala nord/sud del Gran Palazzo Municipale della città di Cagliari.

E come dargli torto?
Oramai non fa ad andare da nessuna parte che cassi minimo 476 ragazze con la stessa maglietta bianca con la scritta Levi’s che boh ti innervosisci e non capisci più una beneamata minca.

Ed è per questo che il nostro mediamente stimato sindaco ha deciso di zaccare un’ordinanza stravanata di quelle che solo lui può partorire: vietare questo scunno dilagante di magliette.

E per una volta la maggior parte dei cittadini è d’accordo, come ci testimonia Francesco Suca, fidanzato da 4 anni non consecutivi con Maria Yoesco.
«Ma porca bagassa, ieri l’altro siamo andati al Beer Bitch a fare gazzosa e appena entrati ho perso la mia pivella, non potete capire lo sconforto. Mi guardavo intorno e non la riuscivo a distinguere, tutte trassate a magliettina Levi’s che non si cumprendiara unu gazzu. Le conviene di buttarla quella diabolica maglietta, se non vuole che mi coddo altre tipe».

Per non parlare della delusione di Graziano, un giovane 98enne nonno di 14 nipoti tutte con la maglietta Levi’s.
«Bagassasa funti. Bagassasa e drogarasa. Non ho altro da dire. Anzi si, un’ultima cosa. Samminca, scaresciu. Ah ecco mi sono ricordato: bagassasa funti.
E drogarasa».

Ci auguriamo dunque che questo problema venga arginato perché a lungo andare uno si unfra, quindi ben venga l’ordinanza, altrimenti uno a lungo andare si unfra.

Nella foto una gang di pivelle tutte uguali ostruisce l’ingresso del Beer Bitch con arroganza.

Laura Pausini: “Vengo a Cagliari se sgregate Nicky Jam”. Il sindacato dei gaggi risponde: “Gi cagasa”.

Laura Pausini doveva venire a Cagliari per un laiv, poi ha cambiato idea.
E mo’ sta cambiando di nuovo idea, della serie coerenza zero, complimenti.
Ormai è sulla bocca di tutti questo tira e molla della cantante emiliana, solo che la signorina non ha capito che – tira qui e molla lì – finisce che sa genti si zaccara sa minca e i toni si accendono.

E infatti non è stata gradita la sua ultima provocazione:
«Asco’ io vengo a Cagliari se non fate venire Nicky Jam. Scegliete, o me o lui».

Non si è fatta attendere la risposta di Gigi Porru, rappresentante del Sindacato Dei Gaggi di Cagliari Per La Salvaguardia Dei Diritti Dei Grezzi, che con un post frecciatina ufficiale dal suo profilo facebook ufficiale Gigi Porru Official gliele ha cantate e suonate per bene.

«Eh bah oh brutta craba, cosa è che vuoi? Vuoi prendere il posto di Nicky Jam? Ascu’ e ba’ farì una bella gagara che non vieni tu ha dirci chi è che doviamo portare nella nostra meravigliosa terra, ma kitty credi? Di essere? Tocca vai alla stazione ad aspettare Marco alle 7:30, oh cuore di metallo senza l’anima nel freddo del mattino grigio di città».

«Chiagliari ha bisogno di shfogare il suo gaggiumine represso», prosegue Gigi Porru Official con rammarico e rabbia mischiati insieme. «L’hanno scorso ringraziando il Signore ciavevamo Daddy Yankee, e quest’hanno invece ringraziando il Signore ciabbiamo Nicky Jam. E shperiamo che ringraziando il Signore l’anno prossimo ciavremo Pitbull, così minca ti sfleshi ogni hanno il botto ci craviamo alla Rena Sant’Elia. Ellusu Strani Amori de Lagna Pausini, ma ba’ cravarinci in sa bassa».

Nell’immagine Laura Pausini che fa uno sguardo che non si capisce dove voglia andare a parare, e Nicky Jam immortalato con un’espressione perplessa dopo aver letto Orgoglio & Pregiudizio.

Scoperto racket delle spume da barba, in manette gente dell’aeroporto. Grazie Sgarbi. E scusa.

Meno male che Vittorio Sgarbi – uomo di cultura che umilmente camuffa le sue trasse rinomate zaccando cazzi & cunny a destra e a manca – ha fatto notare che non è giusto che gli sequestri la spuma da barba.

Dopo lo sfogo dell’altolocato personaggio infatti sono partite indagini da parte della polizia aeroportuale in collaborazione con gli Avengers, ed è saltato fuori che la persona che confiscava le spume da barba poi se le rivendeva su Amazon per arrotondare, fillebagassa.

È così che è stato arrestato GianGianni, nome fittizio di Paolo, secondo nome di Federico, operatore della sicurezza al check in dell’aeroporto internazionale mondiale planetario di Elmas.

È partita infatti un’ispezione nella mega villa del criminale, beccato in flagrante mentre si faceva la barba e dove sono state rinvenute 678mila tonnellate di spume da barba, tutte sgobbate durante controlli alla gente onesta che si imbarcava negli aeroplani.
All’inizio cussu pezzemmerda ha cercato di far sparire la refurtiva ingoiandola o ficcandosela nel culo ma era veramente troppa che proprio non faceva a farcela stare tutta.

Inoltre grazie alle dichiarazioni dell’immenso Sgarbi – ove sostiene che Cagliari non fa parte dell’Italia – sono state fatte verifiche dalla regione ed effettivamente pare che tra la nostra splendida isola e la superiore penisola ci sia abbastanza mare da confermare che non è che siamo proprio attaccati, quindi boh mi sa che davvero non siamo in Italia.

Insomma tutto è bene quel che finisce bene, anche se una domanda sorge spontanea:
Ma se non c’era Sgarbi come facevamo a scoprire il lestofante?
E come facevamo a capire che non facciamo parte dell’Italia?
Zedda non ha niente da dire?
Sicuri che non abbia colpa di niente?
Va beh quattro domande.

“Quella turpe rotatoria diabolica”. Franca Leosini dedica una puntata al dramma della rotatoria di via Cadello.

Storie Maledette, il programma dell’immensa Franca Leosini – donna dal linguaggio così raffinato e in disuso che si vede che non è originaria del CEP, o di Pirri – dedicherà una puntata a  uno dei più gravissimi e cagacazzo fatti di cronaca della istoria della nostra città: LA ROTONDA DI VIA CADELLO.

Avete capito bene, non state sognando.
Nello specifico verrà intervistato il nostro amabile ma schizzofrenico e/o schizzau perdiu sindaco Max Zedda, sopprannominato dai criminologi più attendibili “L’UNFRATORE SERIALE DEI CAGLIARITANI” o peggio ancora “IL KILLER DELLA VIABILITÀ”.

Cosa dobbiamo aspettarci da questa intima e provocatoria intervista?
Lo abbiamo chiesto a Franca in persona:
«Ho accarezzato la fascinosa idea di approfondire la spigolosa faccenda della rotatoria della via Cadello, per entrare nel merito di quella che è la sinuosa psiche ammaliante del famigerato primo cittadino nonché duca Massimo Zedda poiché mi è pervenuto un animoso vociare di inquietudine da quella che è la popolazione della vostra città, leggiadro luogo dalle ataviche e umili pretese, come un lenzuolo steso nel cortile in un giorno uggioso dove di lì a poco sta per scuttulare quella grandissima bagassa della pioggia».

Si ma cosa dobbiamo aspettarci?
«L’aspettativa è il sollazzo delle anime sognatrici, come diceva un poeta mai esistito se non nei meandri della mia calotta cranica, ergo boh penzo che assa fini il perno di questo interloquire col vostro sindaco, giovane e ingenuo come un agnello ignaro della mattanza pasquale, sarà l’intento di scavare nella sua intima verità intimistica e niente mi sono dimenticata la domanda quale minca era».

La domanda era tagazzu ci dobbiamo aspettare da questa intervista.
«Quesito interessante, se solo fossi a conoscenza della risposta, d’altronde arrovellarsi le membra alla ricerca di un’appagante risposta al quesito più importante ovvero “perché ci poniamo quesiti?”, è un torturare il nostro tempo e la scallonisi mi seu scarescia torra sa domanda, porca bagassa seu fundia».

Ringraziamo quindi Franca per non averci detto una impetuosa minca e per averci intrippato a fueddusu, minca mia alle storie malaritte, sinc’è pappara unu cazz’e dizionario Zanichelli.
.

Si zacca troppe pulighe e ha un malore. Tizio del profilo “LeDonneSarde” finisce al Brotzu.

Bruttissima esperienza per il tipo che c’ha l’account LE DONNE SARDE su instagram.
Eja quello che segue tutte le pivelle della Sardegna e le contatta dicendo cose tipo CEEE MINCA MA LA POSSO ZACCARE UNA TUA PHOTTO? SEI TROPPO SARDA, SUL SERIO, ARRO’ DI CO’, C’HAI LA STOFFA.

Tutti e non solo sospettavano da sempre che l’intento di questo profilo non fosse tanto omaggiare la bellezza sarda, quanto piuttosto omaggiare la propria barrallicca a suon di frustate poderose.
Come ci espone Angelina, 33 anni palindromi e opinionista nel tempo libero: «Cioè boh assa fini ti apri un profilo instagram dove chiedi foto a tipe, ma poitta? Orgoglio sardo? AH AH AH eja e deu seu Santa Maria Goretti, ma non mi zacchisi samminca».

E infatti assa fini quello che tutti si aspettavano è accaduto.
«Minca a un certo punto ci arriva questa chiamata balordissima», ci racconta Paolo Pischedda, pilota di ambulanze. «A che c’era uno che non riusciva a smettere di zaccarsi pulighe. A che si fiara ammacchiendi. Sclerando male malissimo. Boh all’inizio penzavamo ad uno scherzo, una burla. E invece unu cazzu, cussu fiara accant’e si occiri a suon di autoerotismo».

«Eh du creu che è arrivato a questo punto», sostiene il dottor Secchi Antonluca, primario al reparto urologia e seghe dell’ospedale Brotzu. «Quello vive a stretto contatto con foto di pivelle, fisso condividendo foto di tipe, è sottoposto a uno stress che ti sfleshi, è normale che poi ha avuto un crollo autocoddatorio, come viene definito scientificamente nei libri di medicina quelli attendibili».

Per fortuna il nostro amico, che vuole rimanere anonimo per motivi anonimi, ha solo riportato delle lesioni alla chicchetta, ma è fuori pericolo.
Ma non fuori pulighetta.