Social network K.O. “Come faccio a dimostrare che ho una vita?”, cagliaritani in crisi, sconforto, disagi, casini.

Domenica 14 aprile corrente mese verrà ricordata nella storia dell’umanità planetaria come un giorno tragico per non dire funesto per non dire loffio.

È infatti stato il giorno in cui social network come facebook, instagram e tottu, sono andati in KO generando in tutti un disagio che è degenerato in depressione e istinti suicidi che meno male che dopo poche ore si è risolto tutto se no probabilmente ora la popolazione mondiale sarebbe stata qualche miliardo in meno.

La gente si è trovata di fronte al terribile problema di non sapere come dimostrare che c’ha un vita in quanto nessuno poteva postare fotine di aperitivi, pranzi, gite, outfit e storie in palestra davanti allo specchio.

«Ho cercato di spiegare ai miei conoscenti che ho fatto una passeggiata al Poetto ma non c’è stato verso», ci racconta Stuoia Marongiu, 27enne di Viale Sant’Avendrace che per poco non compie l’insano gesto da quanto era disperata.
«Giuro su Dio che ero davvero lì e se non mi credete chiedete alla cassiera del chiosco Le Palmette, ho preso un marocchino e un succo all’ananas, non ho speso molto ma questi sono problemi miei».

Ma non è la sola ad accusare rogne.
«Sono andato a fare un gita a casino con la mia pivella, tutto molto bello, gli alberi, le pietre, gli uccellini…
si ma come faccio a provarlo? Ripeto, era pieno di perdigoni ma quando lo dico tutti mi domandano con sarcasmo “EJA E DOVE SI POSSONO VEDERE QUESTI FANTOMATICI PERDIGONI?”», ci racconta Paolo, un tizio di Quartu Santa Elena abituato a ricevere tra i 26 e i 42 likes per le cose che mette su instagram.

E infine, come ci tuona il signor Giuseppe:
«Le istituzioni non possono lasciarci in queste condizioni quando si manifestano questi disagi. Volevo postare sul gruppo PARLIAMO DI CAGLIARI una foto di una pista ciclabile dove però non cicla nessuno, per denunziare il fatto che senza biciclette non ha senso fare piste biciclettabili. Volevo accendere la mia consueta polemica domenicale e invece unu cazzu, mi è toccato conversare con i figli di mio figlio, che sono venuti a pranzo a casa a scroccare. Cioè ma cosa me ne fotte che hai preso ottimo in matematica ajo ma non mi seghisti is callonisi».
Nella foto un tizio sclera malamente per questa faccenda e noi non siamo nessuno per giudicare questo coglione.

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“Buona domenica delle Palmas”. Gina Palmas, che da 31 anni fa la stessa battuta bambissima, si racconta.

Oggi vi raccontiamo la storia di Gina Palmas, una deficiente.
Cosa rende Gina molto deficiente è presto detto: la sua immensa e spiazzante bambaggine.
Bambaggine che comunque, scherza scherza, scema scema, l’ha portata a battere il Guinness World Record Mondial Space Universal per aver ripetuto la stessa battuta che non fa ridere per addirittura 31 anni, minca.

L’occasione è sempre la stessa: la domenica delle palme.
«Ho scoperto questa battutona (Buona domenica delle Palmas) all’età di 5 anni, quando mi è stata tramandata da mio bisnonno proprio mentre stava tirando le cuoia», ci racconta Gina, paladina dell’umorismo famosissima nel suo condominio.

«Lui l’ha inventata nel 1917 e siccome che a quell’epoca i social non andavano molto, al massimo mischinetto poteva dirla a mia bisnonna, che a un certo punto ha chiesto pure il divorzio.
Comunque in pratica se l’è tenuta per se finché non l’ha rivelata a me nel letto di morte, poi ha fatto uno strano rumore gutturale, tipo una timida scatarrata, ed è schiattato».

«Da allora l’ho detta per 31 anni, ogni anno, a tutti. Con l’avvento degli sms ho cominciato a mandare messaggi multipli massivi a tipo 570 contatti in rubrica, e devo ammettere che alcuni numeri li ho pure inventati di sana pianta, o di sana PALMA ahahah ceee sono troppo simpa me ne escono troppe battute con la parola PALMA. Comunque poi è arrivato whatsapp e da allora ogni anno creo gruppi appositi dove ci zacco gente dentro senza chiedere il permesso, solo per fare la battuta.
Senza considerare che poi la cravo su facebook, twitter, badoo, tinder, tutto. L’unica rogna, l’unico rompimento di palme (ahahah ma come mi vengono?) è che molta gente invidiosa mi ha bloccato e non mi saluta più per strada. Con la domenica delle Palmas perdo sempre un culo di amici e/o conoscenti.
La verità? Ma chi si coddinti, io continuo per la mia strada».

Ed è così che è arrivato il giusto riconoscimento dalla federazione mondiale dei Guinness dei Primati, che le ha corrisposto un premio di 19 euro lordi e monetine.
Come userà questa somma la nostra Gina?
«Pensavo di comprarmi un megafono dai cinesi. Così l’anno prossimo scendo per strada e tuono il quartiere con la mia battutona. A palla proprio. Anzi, a Palmas ahahah no vabbe’ la devo smettere».

Nella foto le palme da benedire e Palmas, che minca a lei le serve un miracolo, ‘tagazzu benedizione.
Bamba e leggia.

Al karaoke chiede di cantare un pezzo diverso da “Vivo per lei”. Imbarazzante roglio al Cheyenne.

Teatro del tafferuglio il celeberrimo locale Cheyenne, famosissimo per essere il celeberrimo Cheyenne, locale storico del centro di Cagliari che esiste da un botto di tempo, per quello abbiamo scritto storico.
Anche il centro di Cagliari c’è da molto.

«Non è una cosa da prendere sotto ascella il cagaoke che si fa da noi», spiega Michelino, 45enne che si crede fermamente uno bravo a cantare e che da anni organizza il cagaoke all’incredibile locale sopra citato.

«Diciamo che stava andando tutto bene finzasaccandu non ho visto due tizi mai biusu, mai coddausu. Una coppia di fidanzatini piantagrane, si vedeva già dall’aspetto, infatti lei non aveva le sopracciglia fini fini e non aveva nemmeno le treccine o il contorno labbra fatto a matita marrone, po ri nai, il che mi ha subito fatto pensare a una cazzu de radical scimpra bennia scetti poi segai is patatasa».

E infatti il casino non si è fatto attendere di esplodere.
«Cussu galloneddu del pivello si alza e chiede con una falzissima gentilezza se poteva cantare per cortesia una canzone di un certo Devid Bovi, Bovino, Bavaricoddai, boh non me lo ricordo bene il nome e francamente non mindi sbattiri unu cazzu».

«Ceeee du bolemmu scioddai a su muru. Tagazzu è chi bolisi cantai?
“De men u sol de uo”? Ascù oh bruttu comunista fillebagassa, questo è un karaoke per gente per bene, o canti “Vivo per lei” o tinci cravasa in sa bassa, cosa fai?
Lì ha cominciato ad abbettiare.
“Ah ma io qui lì là non è giusto qui lì là non è che se vengo mi devi dire tu cosa cantare cioè boh io qui lì là”…
Eja, sbattuti fuori a calci nell’osso santo, issu e sa pivella puru qui lì là.
Andassero da qualche altra parte a fare i padroni di casa».

I due arrogantissimi fidanzatini ora sono stati denunziati per scompiglio in locale pubblico e dovranno rispondere davanti a un giudice che li farà tornare nel cunno come previsto dalla legge.
Non è tottu cummenti naranta issusu.

“ASPE’ ASPE’, MI STATE DICENDO CHE ERO CANDIDATO?”. La reazione di Solinas alla vittoria intenerisce il web.

Solinas ha vinto le regionali, ebbene eja.
La notizia ha sbigottito tanti e fatto arrettare i suoi elettonti, ma soprattutto ha lasciato di stucco proprio lui, che non aveva capito di essere candidato al trono della nostra isola.

«Minca ti sfleshi», tuona con esaltazione il neo presidente della regione, che tutto avrebbe penzato meno che era addirittura lui il candidato della Lega, scelto dal capitANO Matteo Salvini.

«Cioè balordissimo», prosegue infogau perdyou Solinas.
«Non l’avevo mica capito eh. Boh pensavo che mi avevano messo nelle foto con Salvini, Giorgia Meloni e Silvietto, scetti po’ fai cricca, a tipo foto di gita scolastica.
E invece mo’ sono presidente della regione, nello specifico mi dicono della regione Sardegna».

Pure Salvini si dice soddisfatto.
«Figa sono contento molto.
Finalmente i sardi hanno capito che quando li prendevamo per coddaprebei era per ridere, una roba allegorica, anche se cioè secondo me sono davvero avvezzi al coddarsi le pecore.
Ajo siete fissati con pecore latte latticini pastori presepi. Ma finalmente avete capito – miei cari amici trogloditi – che non è a dire NO per ogni cosa.
E quando è NO alla Lega, e quando è NO al Nucleare, però se si tratta di coddarsi le pecore allora quello SI. Ceee scusate ma ‘sta storia che vi coddate le pecore mi fa spaccare. Mi devasta molto. Ora se non vi dispiace devo spostarmi che sto facendo ombra a Solinas e cominca ad avere freddolino, ‘chinnetto».

Nella foto Salvini posa fiero con Solinas in tutta la sua rilevanza e senza filtri instagram sinistroidi.

“È latte in polvere, #iostoconipastori”. Spacciatore beccato a sbarazzarsi della bamba se la tenta ma lo arrestano su propriu.

Se l’è tentata di brutto Pier Tore Egidio Montixi , che chiameremo col nome fittizio di Joshua per rispettare la sua privacy anche se è un brutto ceffo.

Spacciatore professionista ma che per umiltà non si vanta troppo, è stato segnalato dai suoi vicini di casa alle forze dell’ordine e del bene, che incarogniti come non mai hanno chiamato – dimostrando di non essere proprio simpaticissimi – gli sbirri per farlo sbattere in gattabuia, nella notte tra il 31 gennaio e il 13 febbraio dell’anno in essere.

«Allora intanto devo rendere conto solo a Dio delle mie azioni, e siccome Dio non mi ha mai detto niente boli nai che o Dio non esiste o evidentemente a lui gli sta bene che vendo bamba», queste le parole di Joshua, mentre chiede se c’ha il naso sporco.

Purtroppo però alla legge non gliene frega molto del parere di Dio, così la giusta si è recata presso il domicilio del pusher a sirene spiegate e a cazzo duro.

Ed è allora che Joshua, dopo aver tentato la fuga, ha tentato di sbarazzarsi della merda nel canale di Mammarranca, per poi giustificarsi zaccando il primo vaneggio che gli è venuto in mente.

«STATE FRAINTENDENDO, NON È BAMBA, È LATTE IN POLVERE, LO STO LANCIANDO PER PROTESTA, COSÌ ALL’INGROSSO ABBASSANO I PREZZI, CHE NON  È POSSIBILE CHE UN GRAMMO DI LATTE IN POLVERE LO DEVI PAGARE 100 EURO, MA STIAMO SCHERZANDO O COSA? TOGLIETEMI LE MANETTE E LASCIATEMI COMBATTERE IL SISTEMA CUNNUDEGESÙCRISTU #IOSTOCONIPASTORISARDI».

E invece lo hanno arrestato lo stesso perché nonostante la passione e/o convinzione e/o tenacia con cui si stava giustificando era abbastanza lampante che si trattasse di una ghiallonara.

Nella foto Joshua svuota un panetto di bamba nel canale di Mammarranca, anche se abbiamo usato la foto di un canale che non c’entra un cazzo.
Si vede benissimo che non è il canale di Mammarranca.

Mangia la crema di Pan di Stelle ma non fa foto, il gesto provocatorio di Brigida sconvolge parecchio.

L’anticonformismo può essere estremamente estremo, ce lo dimostra Brigida, 31enne nata 34 anni fa a Quartucciu, famosissima nel suo condominio per essere  una che provoca con le sue folli provocazioni, provocando sbigottimenti vari.

Da qualche settimana infatti – da quando è uscita sul mercato la crema di Pan di Stelle – tutti zaccano la fotina al barattolo del sopracitato tasinanta, con fare modaiolo e cagaminca, per dimostrare di aver acquistato il goloso coso al cioccolato e di averlo anche ingerito.

Ma non Brigida.
Brigida infatti non ne poteva più della moltitudine di contributi fotografici cagati nelle bacheche di facebook e ha deciso di andare controcorrente.

«Non è la prima volta che faccio cose estreme per ribellarmi al sistema», ci spiega la mattissima Brigida.
«Una volta po’ ri nai ho messo vetro e lattine nel bidone dell’umido e ho mandato in tilt tutto il malsano meccanismo della differenziata, per dimostrare che non è tottu cummenti narara Zedda»

«Un’altra volta invece ho firmato una multa per eccesso di velocità scrivendo “Frigida” invece di “Brigida” e indovina un po’? Sono stata multata per sciapidorio e processata, ma proprio quando il mio avvocato stava per farmi vincere la causa mi sono alzata e ho confessato di aver ucciso la tizia che ci pulisce le scale – anche se non è vero visto che sono io quella che pulisce le scale pur essendo laureata in scienze politiche – solo per dimostrare che il sistema legislativo italiano fa acqua da tutte le party».

Ma ora come farà Brigida a dimostrare di aver davvero mangiato la crema di Pan di Stelle?
«Non mindi sbattiri unu cazzu. Che mi diano della bugiarda. Che mi accusassero di fandonia. Che mi grisino. Preferisco andare contro le tendenze piuttosto che vivere una vita di falzità. Combatterò contro il sistema finché vivrò e oltre. Non mi adeguo a questa società malata dove se non fai la fotina alla crema di Pan di Stelle ti piganta po’ bagassedda».

Ed è nel domandarci quale minca sia il nesso tra la crema di Pan di Stelle e l’essere definita bagassedda che salutiamo Brigida e il suo fastidioso tono saccente, tipico delle bagassette che sanno tutto loro.
Ma chi sinci craviri in su gunnu ascu’.

Nella foto un’immagine di Brigida mentre combatte il sistema non lavandosi i capelli.

L’ex Ospedale Marino diventerà un hotel e il T-Hotel diventerà ospedale marino: brutto murigo burocratico al comune di Cagliari.

Ecco qua. Si sapeva che in comune c’era unu ghiasinu di pratiche scartoffie e delibere e richieste di cose burocratiche, ma nessuno si sarebbe mai immaginato che l’avrebbero finita a incasinai su tasinanta fino a questo punto.

È infatti di pochi minuti non consecutivi la notizia che dal comune hanno dato il via libera a fai ghiallonarasa.

Così, dopo aver deciso che il suggestivo Ex Ospedale Marino diventerà un albergo, mo’ hanno deciso che il T-hotel diventerà l’Ospedale Marino.

«Il giorno che ho approvato la delibera femmu schizzau perdiu», ci espone l’Assessore agli Assessorati Decisionali.
«Mi sono svegliato de mengianu chizzi, tipo verso le 12:00, e alle 15:00 ero già in ufficio. Mi sono ritrovato mazzi di papperi con richieste di cose, e siccome che alle 16:30 c’avevo un aperitivo con una tipa conosciuta su Tinder, mi sono messo veloce a firmare fogli, documenti, ordinanze, tutto. Gua’ noddu sciu mancu deu com’è possibile che ci fosse una richiesta di trasformare il T-Hotel in un Ospedale Marittimo, però oh, mo’ è firmata la delibera e pazienza, itta ri deppu nai».

Ringraziando il cielo i residenti della zona sono contenti, come ci espone il signor Filippo, 75enne che preferisce non rivelare la sua età.
«A me boh la verità mi fa parecchio piacere che mettono l’Ospedale Marino giù di casa mia, anche perché ovviamente per avere senso dovranno mettere anche il mare e la sabbia e così non mi devo scimprare per  cercare parcheggio d’estate, che non è che solo chi abita vicino al mare deve avere il mare vicino a dove abita».

Aspettiamo dunque che dal comune zacchino il via libera per trasformare la Elephant Tower in un palazzone del CEP, che non sarebbe male.