Summer-addicted: chi sono e quali problemi mentali hanno. L’analisi di un fenomeno che unfra parecchio.

Tutti abbiamo almeno un summer-addicted – ovvero un rimbecillito drogato d’estate – tra i contatti facebook o instagram, e tutti ne siamo terrorizzati, data la pericolosità dell’individuo.

Il summer-addicted è facilmente riconoscibile da alcuni comportamenti social FASTIDIOSISSIMI che denotano un chiaro disturbo mentale che non è da sottovalutare.

Come fare a identificare un summer-addicted sui social, così da segnalarlo all’ASL per un eventuale ricovero/internamento coatto?
Ecco i tre punti fondamentali che delineano la psiche di questi adorabili rincoglioniti:

1 – TEMPORALI ESTIVI.
Un summer-addicted tende a fare una serie di mega melodrammi a colpi di lagnosi post su facebook quando ad agosto per qualche giorno piove.
Acquazzoni e temporali estivi si manifestano OGNI CAZZO DI ANNO ma questi la vivono come se non avessero mai visto quel fenomeno che consiste nell’acqua che scende dal cielo.
Partoriscono pensieri e cagate varie tipo che non si arrendono (eh?), che non possono credere che l’estate sia finita, che non è giusto, che la vita fa schifo e – dimenticandosi che succede ogni minca di estate e che entro pochi giorni tornerà sa cazz’e basca che durerà fino a ottobre – cominciano a condividere foto al mare FATTE UNA SETTIMANA PRIMA con gli hashtag #memories #estatemimmanchi #mivienedapiangere.

2 – SARDI VS. NORD.
C’è da dire che l’ossessione per l’estate intesa come unica ragione di gioia e orgoglio (?) in una maledetta esistenza miserabile affligge soprattutto il sardo medio, che per qualche illogica ragione vive in costante competizione con l’immaginario nemico che sta nel nord Italia.
Basta verificare nella bacheca del summer-addicted per trovare quei GENIALI E SPASSOSISSIMI meme che ritraggono gente sarda che se la spassa schizzandosi al Poetto con frasi di sfida tipo
“IN SARDEGNA 30 GRADI A SETTEMBRE, VOI CIAVETE LA PIOGGIA BASTARDI POLENTONI DOVETE MORIRE”.
“SALUTIAMO GLI AMICI DEL NORD CHE ROSICANO AH AH AH”.
“NOI VIVIAMO IN PARADISO OPS E VOI COGLIONCELLI DEL NORD?”.

Chiaramente non vi è alcuna prova tangibile dell’esistenza di questi fantomatici abitanti del nord che si sveglierebbero ogni giorno rosicando così tanto per il fatto di non essere nati a Cagliari, ma va bene lo stesso.

3 – MINACCE CONTRO CHI SOFFRE IL CALDO.
Purtroppo il summerd-addicted tende a manifestare irascibilità e odio anche verso i suoi conterranei, quelli che magari non per forza si arrettano se ci sono 72 gradi all’ombra ma che – per una normalissima e personale difficoltà a tollerare il caldo esagerato – si cagano il cazzo dell’estate già a fine luglio.
Così il summer-addicted, in uno slancio di intolleranza non necessaria, esterna su facebook il suo disappunto denigrando chi semplicemente soffre il caldo.
“ALLA GENTE CHE SI LAMENTA DEL CALDO AUGURO TERMOSIFONI ROTTI, FIGLI DI TROIA”.
“SIETE SARDI E NON AMATE SA BASCA MINCA MA ANDATEVENE AL POLLO NORD CHE NON SIETE DEGNI DELLA VOSTRA TERRA”.
“NO MA È MEGLIO L’INVERNO EH… SI SI… ASCU’ MA BOCCEISÌ”.

Nella foto un gruppo di summer-addicted si sprama alla vista degli operatori sanitari che devono prelevarli per internarli.

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Sa Manifattura: tutti pazzi per la luna ma i complottisti non ci stanno: “NON È LA VERA LUNA”.

In questi giorni miliardi di decine di cagliaritani si sono riversati a Sa Manifattura per ammirare la luna e farsi fotine da cravare nelle bacheche dei social così da far schiattare d’invidia nessuno visto che ci stanno andando proprio tutti a fare fotine alla luna, quindi l’invidia è una brutta belva insomma,
non è questo il caso mi sa.

Ad ogni modo non è tutto bigiotteria quello che luccica, così i più attenti complottisti non hanno potuto fare a meno di notare la magagna dietro a questo fenomeno.

«Quella non è la vera luna», tuona il capo dell’associazione complottisti sardi, che dopo un’attenta analisi durata ben  3 minuti e 47 secondi sostiene senza timore che la verità è un’altra rispetto a quella che i potenti cercano di inculcarci in culo.

«Mi dispiace disilludere le tante pecore che credono a tutto quello che i mass midia dicono, ma quella non è il celeberrimo Pianeta Luna. Tutto che state a festeggiare i 50 anni dall’allunaggio. Che poi, ‘tagazzu allunaggio, lo sanno tutti che le scene dell’uomo sulla luna sono state girate da Walt Disney travestito da Stanley Kubrick, e che dentro quella tuta da astronauta non c’era Louis Armstrong ma uno che non sa suonare la tromba, tanto meno il piffero».

Quali sono le prove che dimostrerebbero che quella luna che stanno tutti fotografando è falza?
«È troppo piccola. La vera luna è almeno il triplo. Almeno.
E poi ci sono un sacco di testimonianze di gente nel mondo che afferma di aver visto la luna in cielo nello stesso momento in cui era qui a Cagliari. Eh certu, e quante lune ci sono nel mondo? Ha senso tutto ciò? Col cazzo. Beccatevi questa arrogusu demmerda massonici, vi abbiamo sgamato di nuovo.
Scacco matto.
Boom baby.
Sbam».

Nell’immagine la “LUNA”… si vabbe’…
Ma po’ prexeri, è palesemente un palloncino gigantesco.

Monserrato: Grezza Stumbara, la nemesi di Greta Thunberg, ci spiega perché è meglio lei.

Ma vi ricordate quando quelli che hanno inventato Super Mario Bros hanno cravato la sua nemesi ovvero Wario, uno simile ma loffio e malu che tinci cagasa appizzusu is murandasa?

Non ci crederete ma anche nella realtà esistono fenomeni simili, ed è con esasperato orgoglio che possiamo vantarci che in questo caso specifico è gente sarda.

Ha fatto molto scalpore infatti custa pischelledda di nome Greta Thunberg che c’ha accuore le sorti del pianeta mondo, e no timmiri i potenti tipo Tramp e tottu sa burrumballa, così da diventare simbolo della lotta in difesa delle cose ecologistiche.

Ma non tutti sono d’accordo con lei.
Anzi in tanti sono seccati di vedersela in ogni dove a tipo Samara di Derrìng.

Vi presentiamo quindi Grezza Stumbara, la sua nemesi, parola che ci piace scrivere molto da quando l’abbiamo imparata,  ormai ben 3 ore fa.

Ma chi è Grezza?
Grezza è una ragazzina di Monserrato come tante altre, ma che le interessano cose più pertinenti con la sua età e quelle che sono le priorità della gente di tutti i giorni, tagazzu le generazioni future.
E non ha tutti i torty, cioè boh ma chini funti queste generazioni future?
Chi si credono di credersi?
Ma tornassero nel futuro a segai is patatasa.

«Cominciamo col precisare che in un’ipotetica rissa a custa Greta io le darei una sussa», spiega Grezza gesticolando come una che è lì lì po’ zaccai bussinarasa.

«Ma poi ashcu’, c’hai sedicianni e ti metti a tuonare la gente senza essere mai andata al Lunedì Blec. Oh muccosa, non hai visto niente della vita e ses chistionendi di surriscaldaminca globale, ma ba’ croccarì che domani ciai compito in classe,
oh secchiona.
Ciò altro a cui pensare io ciò, giai tengu is callonisi furriausu che non ho ancora capito quand’è che instagram mi fa un filtro in grazia di Dio, che esco sempre male nelle photo e mi stanno rubando i sogni di apparire più udda, come avete osato?
E ghiomungue ajò, fissu seghendi samminca con custa cazz’e sciagura ambientale che poi quando saremo grandi sarà un bel bastone in culo bla bla bla ohia e gi’ fiara una shakira ambient.
E gli aisberg che si scallano…
E le foreste plurali… a boccidura.
Ma se volevi visibilità non ti conveniva prendere un tavolo al Jinny Bitch?».

Grezza chiaramente trova mazzi di sostenitori, come presempio Saimon Garrucciu, appassionato di divani:
«Ma meno male che c’è Grezza a dire le cose senza peli sull’inguine, io sto con lei anche se non ha detto praticamente nulla in più di quello che io stesso avrei detto malissimo. Arribara Thunberg a dirmi come fare la differenziata. Sicuramente le prude».

E mentre attendiamo di capire chi o cosa c’è dietro a questo prurito di Greta, speriamo che Grezza la cassi a Le Vele e le dia questa famigerata sussa.
Sempre se Greta non si passa con la scusa che c’ha “impegni” coi potenti.

Diritto di prelazione sul coddingio: da oggi è realtà, svolta nel tasinanta civile.

Chissà quante volte vi è capitato che una tipa vi diceva tipo
“cioè amo sai cosa c’è boh sei bellino e sono certa che c’hai anche un bel bungio però sono incasinata a livello mentale e coddarci l’un l’altro la vedo in salita, magari più avanti quando c’ho meno rogli murighiamo”.

E quante volte poi avete scoperto che questa falza ha invece murigato dopo tipo 48 ore scarse con un’altra braghetta che non siete voi, causandovi fastidio e unfro?

Bene da oggi queste stronzette dovranno attenersi a quello che impone il diritto civile o una cosa simile, infatti potrete avvalervi del DIRITTO DI PRELAZIONE SUL CODDINGIO, ovvero che se una vi dice che non vuole accoppiarsi con te perché è tottu strana eh allora non deve accoppiarsi manco con altra gente perché spetta prima a te, lo dice la legge, come ci spiega in maniera più tecnica l’avvocato Paoletto Marras Terzo, che un tempo faceva il panettiere:

«Non è tottu cummenti naranta is femminasa, e questo vale anche per i maschietti che grisano pivelle poitta si creinti Alèn Delòn», espone con accuratezza l’avvocato.

«Quando lavoravo in bottega, se signora Mariolina mi diceva di metterle da parte 3 rosette io le mettevo da parte per lei, punto. Non è che arrivava signora Gisella e gliele davo così. Eh no signora Gisella, non mi deppisi intreulai, io quelle fottute rosette le ho promesse a signora Mariolina, viene prima lei.
Lo stesso vale in ambito murigativo.
Fiasta narendi che non potevi giocare al ginecologo perché c’hai mazzi di casini in testa? Eh allora i casini se permetti ce li hai anche gli altri, oh furba».

Ed è qui che entrerà in giuoco il DIRITTO DI PRELAZIONE SUL CODDINGIO, come ci espone l’avvocatessa Rosamunda Mundula:
«Concordo col collega, la stessa cosa vale all’incontrario. Mi è capitato di uscire con uno che per non darmi chicca se n’era uscito che usciva da una storia importante e che non era il caso di uscire e coddare con altre, peccato che lo hanno sgamato 3 ore dopo appruppoddau a una ghiallonedda al Frontemare ballando ALLOVI UEN IU COL MI SEGNORITA, cussa cazz’e canzoni che mettono le bambe nelle stories di instagram. Tidda pongu a collettu sa segnorita».

Nell’immagine un lollone offre un fiore (metafora della pillona) a una smorfiosetta ma lei guarda il logo dell’Unione Burda.

Commesso LaRinascente ruba CD a casa di Marco Carta per un valore di 1200 Lire.

Si è preso un brutto spavento il nostro begnamigno Marco Carta,
orgoglio sardo di cui vanno tutti fiery e gonfi di orgoglio, gonfissimi.

È di poche centinaia di minuti infatti la notizia che un dipendente del famosissimo mega negozio LaRinascente si sarebbe intrufolato come un sorcio infimo e figlio di troia nell’abitazione del noto cantante pirrese, con l’intento di ciulargli cose, nello specifico compact disc per un valore che si aggira attorno alle 1200 Lire.

Chiaramente parliamo di CD scritti, masterizzati e ci dicono anche cantati proprio da lui, Marco Carta.
Quando al commesso della Rinascente gli hanno chiesto il perché di questo gesto, cosa se ne faceva, se assa fini ne valeva la pena tottu custu casinu, esso, il commesso, ci ha risposto:

«Asco’ stanotte ho fatto un brutto sogno.
Ho sognato che Marco entrava nel reparto “magliette che costano forse un po’ troppino” e le stuggiava nella borsa di Sonia 2euro. Mi sono svegliato nervosetto perché non mi piace questa moda di sfruttare Sonia 2euro.
È a smetterla di farle video».

E su questo ok c’ha ragione però minca con tutti gli averi e i tesori che poteva sgobbare dalla casa dello straordinario vincitore di Amici e Sanremo Famosi, boh assummancu potevi rubare cose di valore.

«No il mio voleva essere solo un gesto simbolico, volevo solo mandare un messaggio che fosse audace ma soprattutto chiaro».

Tipo?

«Boh che io soldi per i CD di Marco Carta non ne spendo».

E come dargli torto d’altronde.
Speriamo quindi per il nostro impavido commesso che passino in fretta questi 47 anni di galera a cui è stato condannato.

Nella foto il commesso che si crede molto figo vestito da pinguino (e intanto sgobbi le cose quindi fly down calloneddu) e Marco Carta che se la ride a tutta birra, anche con una certa arroganza.
Cioè minca volevo vedere se succedeva a te se ridevi.

12enne arriva tardi a Messa, prete si rifiuta di molestarlo. Un altro parroco permalosetto a Cagliari.

La gente lo deve capire che agli appuntamenti clericali si deve arrivare in orario, che non è ad aspettare i loro comodi, della gente.

Sta prendendo piega questa nuova moda dei preti cagliaritani di rifiutare cose ai propri fedeli se non arrivano in orario,
tipo arrivi tardi a messa?
E io non ti zacco l’ostia in bocca.
Arrivi tardi alla processione?
E io non ti lavo i piedi.
Arrivi tardi alla domenica delle palme?
E io ti sbattezzo.

Parinti callonarasa ma è giusto educarli
‘sti fedeli bastardi che si credono che tutto gli è dovuto, soprattutto questi giovinastri ineducati e figli di troia.

È sulla base di questo ineccepibile principio che Don Ammidda – sacerdote master of ceremony alla parrocchia di Santa Gilla da Auchan – ha negato le molestie a Paolino, un ragazzino di 12 anni che si è presentato in ritardo a una Messa organizzata
solo per lui.

«La’ ghi deu no seu gioghendy», ci espone il pastore di Dio visibilmente seccato.
«Gli ho detto chiaramente “oh ci vediamo alle 18:00 e cerca di essere puntuale che alle 19:00 devo andare a recuperare bagasse dalla strada che le devo redimere”. Cussu “eja Don, tranquo che già non pacco, ma po’ ghini m’as pigau?”. E invece unu cazzu, ho pure cercato di telefonarlo ma c’aveva il cellulare spento cussu Giuda Iscariota arroghitteddu demmerda. Mind’è arribau alle 18:45 capito? Così, come se niente fosse. E mica chiede scusa, no beh ci mancherebbe. Deppiressi abituau mali con cussu curruru de su babbu».

Ed è così che il prete gli ha negato le consuete molestie.
«Fai molto lo scemo? E allora oggi niente carezze speciali. Lo vedevi frignando “ajo minca ero con una compagnetta di classe stavamo facendo i compiti”. Ebbà? Zero, fattele fare da lei le carezze, che io non sono la seconda scelta di nessuno».

E speriamo che dopo questo ennesimo episodio di brutta mancanza di rispetto, questi piccoli bastardi lo capiscano che non è solo ad ascoltare musica trap e fare gli scemi alle vele a borsello tirato.
I valori cunnudegesùcristu.
I valori sono tutto.

Nella foto Don Ammidda e il piccolo Paolino, con quella faccia da stronzetto impertinente.
Ma già ri passara, conchecazzu.

Social network K.O. “Come faccio a dimostrare che ho una vita?”, cagliaritani in crisi, sconforto, disagi, casini.

Domenica 14 aprile corrente mese verrà ricordata nella storia dell’umanità planetaria come un giorno tragico per non dire funesto per non dire loffio.

È infatti stato il giorno in cui social network come facebook, instagram e tottu, sono andati in KO generando in tutti un disagio che è degenerato in depressione e istinti suicidi che meno male che dopo poche ore si è risolto tutto se no probabilmente ora la popolazione mondiale sarebbe stata qualche miliardo in meno.

La gente si è trovata di fronte al terribile problema di non sapere come dimostrare che c’ha un vita in quanto nessuno poteva postare fotine di aperitivi, pranzi, gite, outfit e storie in palestra davanti allo specchio.

«Ho cercato di spiegare ai miei conoscenti che ho fatto una passeggiata al Poetto ma non c’è stato verso», ci racconta Stuoia Marongiu, 27enne di Viale Sant’Avendrace che per poco non compie l’insano gesto da quanto era disperata.
«Giuro su Dio che ero davvero lì e se non mi credete chiedete alla cassiera del chiosco Le Palmette, ho preso un marocchino e un succo all’ananas, non ho speso molto ma questi sono problemi miei».

Ma non è la sola ad accusare rogne.
«Sono andato a fare un gita a casino con la mia pivella, tutto molto bello, gli alberi, le pietre, gli uccellini…
si ma come faccio a provarlo? Ripeto, era pieno di perdigoni ma quando lo dico tutti mi domandano con sarcasmo “EJA E DOVE SI POSSONO VEDERE QUESTI FANTOMATICI PERDIGONI?”», ci racconta Paolo, un tizio di Quartu Santa Elena abituato a ricevere tra i 26 e i 42 likes per le cose che mette su instagram.

E infine, come ci tuona il signor Giuseppe:
«Le istituzioni non possono lasciarci in queste condizioni quando si manifestano questi disagi. Volevo postare sul gruppo PARLIAMO DI CAGLIARI una foto di una pista ciclabile dove però non cicla nessuno, per denunziare il fatto che senza biciclette non ha senso fare piste biciclettabili. Volevo accendere la mia consueta polemica domenicale e invece unu cazzu, mi è toccato conversare con i figli di mio figlio, che sono venuti a pranzo a casa a scroccare. Cioè ma cosa me ne fotte che hai preso ottimo in matematica ajo ma non mi seghisti is callonisi».
Nella foto un tizio sclera malamente per questa faccenda e noi non siamo nessuno per giudicare questo coglione.